LA TRAVERSATA ESCURSIONISTICA PIU’ DIFFICILE DELLA MIA VITA DAL PUNTO DI VISTA ORIENTATIVO E’ DURATA INCREDIBILMENTE QUASI 17 ORE: DA CAVARGNA MT. 1071 A OGGIA MT. 1.120, TOCCANDO 13 VETTE, 5 BOCCHETTE E 1 RIFUGIO.


 Non potrò mai dimenticare quella incredibile e difficilissima traversata, durata quasi 18 ore,  da Cavargna mt. 1071, il Comune più alto della Provincia di Como, dove ho lasciato la Macchina, a Oggia mt. 1.120, dove ho lasciato la bicicletta, con la quale in un’ora scarsa dopo 8 km sono ritornato a Cavargna, chiudendo l’anello. Devo dire che per compiere questa escursione oltre ad avere molte energie da spendere bisogna avere un buon orientamento. Dei signori del posto che ho conosciuto non avrebbere scommesso un euro sul mio successo.
Di seguito pertanto riporto le fotografie, la mappa (con la traccia in blu per il tratto a piedi e la traccia in verde per quello in bicicletta), i video e la relazione dell’ascesa alla Vetta succitata.



DESCRIZIONE DELLA TRAVERSATA.


UBICAZIONE: LAGO DI COMO (LARIO) OCCIDENTALE - ALPI LEPONTINE

TEMPO TOTALE DELLA SOLA TRAVERSATA DA CAVARGNA A OGGIA:  16 ore, a cui bisogna aggiungere il tempo per ritornare alla Macchina in bicicletta o in Auto se si dispone di una seconda automobile (8 km).

DISLIVELLO: mt. 2.300  circa a cui bisogna aggiungere il dislivello per ritornare alla Macchina in bicicletta o in Auto se si dispone di una seconda automobile.

DIFFICOLTA’: EE.

PUNTO DI PARTENZA: Cavargna mt. 1071, il Comune più alto della Provincia di Como, in Val Cavargna - raggiungibile in 2 ore 30’ di macchina  da Brescia (175 Km circa), dove si prende l’Autostrada A4 in direzione di Milano, si supera la barriera e diversi km dopo si imbocca l’autostrada A8, per Varese, Malpensa, Como. Dopo 10 Km. abbondanti prendere la A9,  per Como.  Continuare su di essa in direzione nord – ovest, attraversare la frontiera (obbligo di carta d’identità o passaporto) entrando così in Canton Ticino (Svizzera). Ricordarsi di munirsi di apposito bollino da esporre sul parabrezza che consente di percorrere tutte le autostrade svizzere per un anno intero al modico costo di poco oltre 27 Euro (alla data del 10/06/2008). Si esce a Lugano, si attraversa tutto il paese da ovest a est, seguendo le indicazioni per Porlezza, Menaggio. Si perviene così sulla statale n. 340. Valicare nuovamente la frontiera e giunti a Porlezza, svoltare a sinistra seguendo le indicazioni per Val Rezzo, Cavargna. Percorrere i 13 km quasi tutti in salita della tortuosa strada asfaltata che conduce a Cavargna. Attraversare tutto il paese e parcheggiare nei posteggi vicino alla chiesa.

PICCOLA DESCRIZIONE SOGGETTIVA DEL PERCORSO,  CON INDICAZIONE DELLA DIFFICOLTA', DEI TEMPI DI PERCORRENZA CAI, DEL DISLIVELLO:  

Entusiasmante traversata sulle Alpi Lepontine, in ambiente selvaggio e dimenticato quasi interamente sulla cresta di confine Italo – Svizzera. Dalla chiesa di Cavargna seguire le indicazioni per Alpe Tabano, Monte Garzirola, Passo S. Lucio e salire le scale che costeggiano la chiesa sul suo lato sud. Poi al successivo bivio tenere la sinistra per Passo S. Lucio immettendosi così sull’evidente sentiero n. 3 che sale regolarmente nel bosco in direzione sud-ovest. Si perviene così dopo circa 40’ ad un altro bivio, dove è presente una antica fontana. Stavolta svoltare a destra per Monti Benessia, Ape Tabano, Rifugio Garzirola,  giungendo così pochi minuti dopo al tranquillo gruppo di baite poste in località Monti Benessia mt. 1185. Svoltare poi a sinistra continuando sul sentiero che  sale in mezzo al prato. Poco dopo, si giunge davanti ad un casolare. Qui girare a destra e per tracce di sentiero, salire il banale versante prativo sud del Monte Benessia. Si pervenire così sulla ampia sommità. Ottimo panorama sulla Val Cavargna. Successivamente continuare leggermente in discesa in direzione ovest. Poi proseguire ancora in salita rimanendo a sud rispetto al costone prativo che scende dall’Alpe Tabano, su sentiero a mezza costa che poi si perde nel prato in diverse tracce che portano comunque tutte sulla strada sterrata di collegamento tra Passo San Lucio e Rifugio Garzirola, nei pressi della Malga Alpe Tabano mt. 1666. Continuare sulla strada succitata che sale regolarmente in direzione nord-ovest e in mezz’ora giungere al Rifugio Garzirola (ex caserma militare) mt. 1975, che dispone di un locale invernale sempre aperto con camino, tavole e panche. Da lì già si intravede già la croce posta a quota di mt. 2075 sull’anticima del Monte Garzirola. Raggiungerla in pochi minuti grazie al sentiero segnato con bollini gialli. Poi continuare sullo stesso, sulla banale cresta di confine Italo - Svizzera in direzione nord – ovest dapprima in leggera discesa e poi in leggera salita fino a pervenire sulla vera e propria sommità del Monte Garzirola mt. 2116, posto sul confine svizzero-italiano. Sono passate 3 ore dal via dell’escursione. Rimanere sulla banale ed erbosa cresta raggiungendo così la vicinissima sommità del Monte Segor mt. 2097. Poi imboccare sulla sinistra un sentiero segnato con bollini bianchi e rossi che scende inizialmente a mezza costa in direzione nord-ovest, conducendo in pochi minuti ad una cresta affilata,  rocciosa ed a tratti esposta. Percorrerla con attenzione. Essa tende a scendere in direzione nord-ovest. Si giunge così ai mt. 1971  della Bocchetta di Revolte dove giungono i sentieri provenienti da Colla, Alpe Leven, Vellano, Carena. Proseguire su sentiero segnato in  salita che percorre il ripido versante sud-est del Pizzo Camoghè. Si Perviene così dopo 5 ore alla campana e alla Santella posta poco sotto la sommità dello stesso, completamente in territorio Svizzero e precisamente in Canton Ticino e qualche minuto dopo al grosso ometto della vetta. Fantastico  il panorama su Lago di Lugano e Val Mesolina. Discesa dal medesimo itinerario a ritroso fino a riportarsi nuovamente sulla cresta di confine Italo - Svizzera. Da lì un sentiero a mezza costa sul versante est della stessa con rari bolli di colore giallo procede in direzione nord-est evitando pertanto di percorrere tutta la cresta succitata e risparmiando così del tempo che alla fine può rivelarsi prezioso. Detto questo ribadisco che il mio itinerario invece procede con saliscendi continui sulla cresta di confine valicando pertanto le seguenti cime: Vetta del Vallone mt. 1966, Cima della Segonaia mt. 2068, Monte Stabbiello mt. 2115 e pervenendo poi alla Bocchetta di Stabbiello mt. 2046. La cresta in questione è praticamente percorribile quasi interamente senza difficoltà tranne alcuni brevi tratti dove la stessa diventa affilata, rocciosa, tecnica ed esposta.  Si continua poi sempre in cresta valicando la Cima della Valletta mt. 2130. Infine per tracce su ripido prato in discesa in direzione nord – est ci si ricongiunge ad un comodo ed evidente sentiero proveniente da Cavargna. Percorrerlo in salita in direzione nord-est e in breve pervenire alla bocchetta della Tappa mt. 1993. Continuare sulla facile cresta erbosa del Mto della Tappa e in breve raggiungerne la sua sommità prativa mt. 2078. Proseguire poi sempre in cresta prima in discesa e poi in salita. La stessa inizialmente ampia e banale diventa poi nel finale leggermente esposta ed affilata. Si perviene così sull’aguzza sommità della Cima di Verta mt. 2078 dalla quale si può godere di uno splendido panorama sul sottostante Rifugio Sommafiume mt. 1806, su tutta la cresta di confine italo – svizzera già percorsa e sull’ormai vicinissimo Pizzo di Gino mt. 2245. Sono passate 9 ore dal via dell’escursione.  Ritorno in pochi minuti per medesimo itinerario a ritroso fino alla selletta ricompresa tra le ultime 2 cime succitate. Da lì  imboccare un sentiero che  a mezza costa in direzione est percorre lo scosceso versante sud di Cima Verta. Prestare attenzione visto che lo stesso a tratti è poco evidente ed esposto. Si giunge così nuovamente in cresta dove riappaiono dei bolli di colore rossi e bianchi. Il sentiero appare quindi più marcato ma affronta un tratto roccioso ed esposto da compiere con attenzione che conduce alla Bocchetta di Sengio mt. 1995 (cartello), dove ci si immette sull’Alta Via del Lario. Proseguire quindi su di essa in salita in direzione sud-est fino a giungere ad una piccola selletta con indicazione a destra per il Pizzo di Gino. Svoltare a destra e percorrere con attenzione la breve ma rocciosa cresta che conduce ai piedi del versante nord del Pizzo di Gino o Menone. Qui ci sono diverse tracce di sentiero senza segnavia in mezzo alla pietraia. Evitare quelle che rimangono sulla sinistra e quindi sulla parte più esposta del versante stesso e tenersi invece a destra. Su terreno poco stabile si và pertanto a congiungersi alla  cresta sud che in pochi minuti conduce alla bella croce in ferro posata dalla Proloco di S. Bartolomeo nell’Agosto del 1988 sulla sommità del Pizzo di Gino o Menone mt. 2245. Discesa per il medesimo itinerario fino a ricongiungersi con l’Alta Via del Lario. Percorrere pertanto il sentiero segnato con bolli di colore rosso e bianco che a mezza costa in direzione sud-est supera lo scosceso ed esposto versante nord-est del Pizzo di Gino. Un cavo metallico agevola il superamento dei passaggi più esposti. Si giunge così ad una selletta dove si ritrova un’altra deviazione per il Pizzo di Gino. Trascurarla e continuare invece sul sentiero dell’Alta Via del Lario  che continua  a mezza costa in direzione sud-est su versanti erbosi a volta esposti. Si perviene così  alla deviazione a destra per San Nazzaro, Alpe Piazza Vacchera. Trascurarla e proseguire sul sentiero principale. Ad un certo punto si nota sulla sinistra la banale cresta erbosa sud-est del Monte Pianchette mt. 2158. Abbandonare il sentiero e percorrendola senza problemi  fino a pervenire sulla dimenticata sommità. Ritornare su sentiero segnato che con tendenza a scendere in direzione sud-est conduce ai mt. 1986 della Bocchetta di Sebol (cartello) dove si nota la deviazione a sinistra per Garzeno, Ponte delle Seghe. Abbandonare nuovamente il sentiero per percorrere per tracce la banale cresta erbosa del Monte Tabor che in  mezz’ora conduce al grosso ometto in pIetra poso sull’ampia sommità mt. 2079. Sono passate 13 ore e 30’ dal via da Cavargna. Discesa per la medesima cresta a ritroso fino alla Bocchetta succitata dove si  svolta con intuizione a sinistra addentrandosi in Val di Sebol. Per labili tracce pervenire ad una baita e poi successivamente alla Malga Alpe Sebol mt. 1766. Poi portarsi sull’altro lato della Valle (est) attraversando il torrente e seguendo il  dimenticato sentiero che scende dolcemente in direzione sud. Importante è mantenersi sempre in quota sul lato sinistro della Valle. Si raggiungono così delle baite poste in località Rus mt. 1316 e ci si addentra successivamente nel bosco. Continuare a scendere seguendo con intuizione uno dei tanti sentieri che puntano verso sud. Dopo la lunghissima discesa si perviene così al dimenticato paese di Oggia posto a oltre mt. 1100 dove termina la lunghissima e faticosa traversata. Qui con una seconda macchina lasciata in precedenza anche qua con intuizione in quanto non è facile se non si è del posto arrivarci ed è utile consultarsi con gli abitanti del Paese di Tavaino, oppure con una bicicletta lasciata in precedenza tornare alla macchina percorrendo i circa 10 km di strada asfaltata su e giù che portano a Cavargna.






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